Positività

Troppo poco spesso ci capita di avere il lusso di poterci fermare a pensare un poco. Ogni tanto succede. Ed è molto bello. Certe mattine in treno dopo aver ballato e dormito bene lo si può fare. Altri giorni in cui i pensieri ribollono dentro non ci si riesce, o si pensa a boiate, o si vede tutto nero, o si cerca una instant gratification in un acquisto di una stupidaggine, magari considerandolo the next big thing sapendo bene addirittura mentendo a se stessi che è un placebo per darsi un nuovo ‘extended play’ (antichi videogiocatori da bar sanno cosa intendo) fino alla prossima occasione.

Personalmente ho visto che non ci si ferma a pensare anche per due ordini di motivi.
Uno è che non se ne ha bisogno. C’è un periodo per tutti in cui everything feels just fine, in cui tutto va come vorremmo, e ci dilettiamo nel contemplare quanto bravi siamo a seguire la trada che ci siamo dati, e allora si pensa solo al prossimo, i prossimi passi. Tutto suona bene.

L’altro è quando sappiamo che possa non farci stare bene. Cioè: che ci costringa anche un pochino a metterci in discussione.

Non è facile mettersi in discussione. Significa riprendere in mano noi stessi e dire ‘qui è ok, qui un po’ meno, si dovrebbe aggiustare il tiro, etc etc"

Mi si è domandato "da dove trovi la tua positività?"
Chi mi legge potrebbe pensare che di positività qui non ce ne sia granché, ma sarebbe inesatto. E’ che in realtà ci vide giusto il grande liutaio barnes: "sto qua", disse parlando ad un tipo (… ehm. entra una signora con pantaloni giallo canarino e due scarpe con tacco almeno 10 stranamente forellate tipo una scarpa da ginnastica… p’aa serie "AHO SO’SPORTIVA COR TACCO!" Non posso non sorridere 🙂 )"sto qua", dicevo, "se el g’ha na chitara ch’ea sona al 99 par cento, no ghe va mia ben: el voe solo el 100 par cento!" Forse è così: difficilmente mi accontento. Però di positività ne ho.

Positività.

Quando ero a Milano.
Quando ero a scuola prima, e vabbé ere geologiche fa.

Quando sono tornato e la vita è cambiata.

Quando è ricambiata col sorriso.

A Milano la positività era la vita stessa, gli incontri con mille amici che andavano e venivano, e nel grande scolapasta della vita restavano attaccati come sugo ai maccheroni gli amici veri, quelli che ancora oggi telefonano anche solo per dire ciao ogni tanto, anche senza aver bisogno di avere veramente qualcosa da dire, solo per confermare con un ciao che sì siamo sempre lì e ci vogliamo bene anche a distanza. Le mille esperienze, le tante giornate trascorse da solo, i modi inventati per rendere ogni giornata almeno un po’ bella. Più tardi, molto più tardi, papà mi avrebbe dato una grandissima lezione, alla quale inizialmente non detti sufficiente importanza: ogni giorno devi fare almeno una cosa bella che ti piace e ti fa star bene. Anche se piccola. Uno dei massimi insegnamenti. Grazie, leone! 🙂

A Milano dunque la positività era un misto di voglia di crescere davvero, voglia di realizzarmi sul lavoro, voglia di conoscere, di avere storie, di affrontare la realtà. Ricordo che ogni domenica sera che tornavo in macchina, mentre gli Opeth mi tenevano sveglio, facevo l’inventario della settimana: "Dunque lunedì faccio la spesa per la settimana, devo ricordare i 12 cartoni di latte, martedì ho karate e vabbé, mercoledì quella riunione pallosa maria che noia ma tanto dai, magari si combina un aperitivo con gli amici, giovedì finalmente mi riposo un poco a casa, venerdì vedremo se si fa qualcosa, sabato e domenica magari potremmo fare una gita con qualcuno… "

Poi però qualcosa è cambiato e l’esigenza di seguire quel cambiamento ha prevalso.

Tornato a casa la positività è stata difficile.

molto difficile.

Dopo un po’, è arrivata la Signora Nera con la Falce e ha fatto il raccolto. Da lì è stato come una sveglia con le campane di TIME dei Pink Floyd che ti ricordano che EHI, guarda che basta un attimo!

In pochi secondi ho realizzato che da lì in poi la strada sarebbe stata in salita.

Ho pensato: OK, serrare i ranghi e tenere lo sguardo avanti… sarà difficile ma lo faremo.

Bon Jovi ha aiutato tanto, Bruce Springsteen tantissimo, Elisa pure ma alcune canzoni le ho bannate forever perché sono troppo simili al sale su una ferita aperta quindi non le ascolterò mai più. Perché arrivano troppo dentro al cuore e pungono. BonJovi ha scritto "Keep the Faith" "You know you’re gonna live through the rain – Lord we gotta keep the faith!" Questo è veramente forte!

Lì con grande difficoltà è stato necessario non perdere la barra, tenere il timone dritto su poche sicurezze ma forti, guardando dalla serratura gli amici continuare a vivere e distanziarmi. Continuavo a pensare "dai che un po’ alla volta capiterà anche a me! Cioè, lo farò capitare io, non che mi capiti da qualcuno da fuori!"

Piano piano, molto molto piano, la direzione era verso la luce. La positività sono stati gli amici, certo sport, il mai rinunciare totalmente a ciò che mi fa stare bene. Almeno un poco, coltivarlo!
Poi sono arrivate occasioni belle, nuovi sorrisi, e la vita ha ripreso a virare dalla parte giusta.
La positività ogni tanto è stata aiutata da qualche Padre Nostro la mattina, ben sapendo che si tratta pur sempre di placebo auto intoddo ma…
cazzo mestre!!!

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Una risposta a Positività

  1. finzic ha detto:

    scusa, pensiero mio, volevo scrivere ‘indotto’… colpa del treno che è arrivato in stazione… prossimo viaggio, se ce lo sentiamo, seconda puntata… let’sgo 🙂

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